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Accademia per lo studio della civiltà Mediterranea dall'Adriatico agli stretti

Venezia Giulia e Dalmazia: due millenni di storia

L'Istria, Fiume e la Dalmazia in due ore e mezza, dalla X Regio dell'imperatore romano Augusto all'alba dell'era volgare, al mondo di oggi ed alle prospettive per il futuro. Questo il tentativo dell'incontro svoltosi il 23 febbraio ad Ancona, organizzato dall'Accademia Mediterranea presieduta dalla prof. Giuliana Calogiuri Consales, con il patrocinio di Regione Marche, Comune di Ancona, Mediateca delle Marche, ANVGD-Marche. L'ospite, nella centralissima sala Sant'Agostino, era il Dipartimento militare marittimo dell'Adriatico, che ha sede nella città dorica.

L'incontro è iniziato con i saluti istituzionali del Comune e della Regione, e con la lettura dei telegrammi inviati dal prefetto e dall'arcivescovo. Dei tre relatori previsti, è mancato Gianni Oliva, colpito un paio di giorni prima da una forte influenza.

Riprendendo la magistrale lezione dello storico Ernesto Sestan, Bruno Crevato-Selvaggi ha inteso mostrare come l'italianità della Venezia Giulia e della Dalmazia non sia stato un fenomeno d'importazione o un'italianità marginale, ma un'italianità centrale ed un fenomeno del tutto autoctono, come nelle altre parti d'Italia, risultato della romanizzazione della regione come nel resto d'Italia. Le tappe di questo lungo percorso, velocemente lumeggiate dal relatore e in una rapida schematizzazione, sono state: la romanizzazione; il trapasso dalla romanità all'italianizzazione; l'infiltrazione germanica; l'espansione e l'importazione slava; l'azione di rincalzo veneziana; la tentata ripresa germanizzante della burocrazia asburgica; la riscossa risorgimentale e l'irredentismo; l'ascesa dello slavismo; la prima guerra mondiale; la seconda guerra mondiale.

Lucio Toth, presidente dell'ANVGD, dopo aver ricordato le vicende degli ultimi momenti della guerra e dell'esodo, indagandone le ragioni, che si dipanavano in mille rivoli contingenti che tuttavia si riconducevano ad una sola generale, ha tracciato un ampio e partecipe panorama del mondo degli esuli e dei "rimasti", illustrandone le vicende dal dopoguerra, le difficili tappe del passaggio dalla scarsa comunicazione fra i due mondi d'un tempo e le nuove recenti aperture, scambi, possibilità feconde di colloquiare. Non tacendo i momenti amari e dolorosi del cammino degli esuli, sino alle ansie, alle aspettative ed alle prospettive dei giuliano-dalmati oggi nella nuova Europa.

E' intervenuto anche Luigi Viezzoli, presidente del comitato di Ancona, che ha ricordato come, nell'anteguerra, all'età di sei anni, durante un'esercitazione di soccorso venne calato all'interno di una foiba, e ne conserva ancora un ricordo indelebile. Ha quindi ricordato con partecipazione gli amici ed i compagni di liceo che vi furono gettati, augurandosi che si possa almeno trarre da quella tragedia l'ammonimento ad impegnarsi con la storia, la cultura e la passione perché non accada mai più.

By: diego

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